Lavoro culturale? Il coworking ha le risposte

Lavoro culturale e le sue condizioni di mercato: ecco un tema spinoso su cui, negli ultimi tempi, molti sono stati gli apporti. Il punto principale, tuttavia, su cui ci si continua ad arrovellare era ed è sempre lo stesso: come deve o dovrebbe ragionare il lavoro culturale per migliorare il suo status? E in che modo il cosiddetto «lavoro di conoscenza» può conciliarsi con le attuali regole di mercato? Un contributo interessante, a riguardo, è giunto proprio da un esperto in materia ed è apparso sul sito La furia dei cervelli: la firma è di Sergio Bologna, il quale già si era occupato di queste tematiche nel libro, scritto in collaborazione con Dario Banfi, Vita da freelance.

Quali sono gli aspetti più interessanti e i dati che emergono dall’intervento di Bologna? Riassumendo, si sta verificando il fenomeno di una rivoluzione tecnologica, prodotta da tanti lavori di conoscenza individuali, nati spontaneamente, che, una volta tradotti in merce, siano essi prodotti materiali o immateriali oppure servizi, creano modi di vita diversi, i quali, a loro volta, permettono nuovi spazi di comunicazione ed innovazione.

In che modo però si possono creare concretamente questi nuovi spazi? Certamente, la crisi di mercato delle forme di lavoro dipendente costringe a indagare più attentamente le opportunità del lavoro autonomo. Non è un caso, infatti, osserva Bologna, che, negli Stati Uniti, il 62% dei nuovi posti di lavoro è prodotto dalle start up, ossia microimprese nate per iniziativa di qualcuno che si è inventato un lavoro. Perché, tuttavia, malgrado la crisi, il lavoro indipendente continua a crescere soprattutto nelle professioni intellettuali e creative? In parte può essere dovuto a una situazione di necessità, ma, stando alle affermazioni di tanti freelance, si è notato un forte cambiamento nella mentalità dei lavoratori autonomi delle professioni intellettuali, che sembrano voler uscire dall’isolamento tipico di chi lavora in proprio, per cercare un modo di lavorare in comune, in spazi condivisi. Il fenomeno dei coworking, difatti, si sta diffondendo a macchia d’olio. Sempre più gli utenti chiedono a queste strutture la possibilità di generare competenze, mediante scambio e integrazione di professionalità diverse e di creare community, socialità. La convinzione generale, infatti, e non servono i dati a dimostrarlo, è che in futuro questi spazi possano divenire veri e propri laboratori di idee e innovazione.

Marco Di Noia

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Un Commento

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