OK, il prezzo è giusto: 3 consigli per farsi pagare quanto si vale davvero

Ok, mi sono messo in proprio, adoro quello che faccio, ci sono altri 10.000 persone come me che fanno il mio stesso lavoro: quanto devo farmi pagare per non soccombere? Tutti i freelance sono passati prima o poi da questo flusso di coscienza e hanno imparato, magari al costo di un paio di contratti dai quali pensavano di ricavare chissà quanto per ritrovarsi poi in rosso o quasi, che definire il prezzo del proprio lavoro non è roba da poco: non basta sommare al costo delle matite quello dell’affitto, non basta non dimenticarsi del salasso INPS di metà anno. Definire quanto si vale richiede anche una buona dose di intuito e creatività e autostima. Ecco tre suggerimenti veloci veloci per partire con il piede giusto.

1. Verifica di tanto in tanto i prezzi della concorrenza ma non lasciarti influenzare.

Molti freelance definiscono il prezzo delle loro prestazioni sulla base esclusivamente di quello dei loro concorrenti. Atteggiamento perdonabile quando si è alle prime armi e si fa persino fatica a capire perché si debba essere pagati per fare quello che già ci piace fare, si tratta a ben vedere di una pratica suicida da evitare perché i prezzi più visibili, quelli ai quali il freelance alle prime armi tende a prendere come termine di paragone per definire i propri, tendono ad essere già quelli più bassi del mercato. E abbassarli ancora nella speranza di essere competitivi avrà come unico risultato quello di accelerare la spirale alla ricerca del prezzo più stracciato. Monitorare i prezzi dei colleghi è utile, prendere i prezzi più convenienti del settore e ribassarli del 10% è la via più veloce per il fallimento.

2. Da’ un prezzo ai servizi, non al tuo tempo.

Può capitare che, spinti dal cliente che pone per primo la fatidica domanda “quanto costi all’ora?” o dal freelance concorrente della porta accanto, alcuni freelance tendano a pubblicare tariffe orarie anziché legate ai servizi offerti. Errore madornale per svariate ragioni che chi ha già un po’ di primavere alle spalle come freelance conosce molto bene. Spesso si tende a sottostimare il tempo effettivamente dedicato al cliente e se ci impegniamo o suggeriamo implicitamente di poter svolgere quel tal lavoro in quel tot di ore stiamo offrendo al cliente su un piatto d’argento l’autorizzazione a bocciare il nostro lavoro un istante dopo superato il monte ore inizialmente preventivato. Senza dimenticare che traducendo il lavoro in un monte ore il cliente ci chiederà di tagliare “quelle due tre orette che tanto il progetto non cambia” con conseguente riduzione delle entrate.

3. Fatti pagare per il privilegio di lavorare con te.

Ok, magari detta così non suona bene, ma l’idea è far capire al cliente che non siete semplici esecutori di azioni ma che il vostro lavoro comprende una componente di creatività che appartiene solo a voi e non ad altri (mentre a fare l’upload di un file sono bravi tutti). Senza dimenticare che una buona parte della qualità del vostro lavoro sta non tanto nel lavoro in sé ma ne modo in cui lavorate, nel maniera in cui vi avvicinate al cliente, nel modo in cui lo state ad ascoltare, nella sintonia che riuscite a creare con lui e che vi permette di capire quando è il momento di cedere a una sua idea (per quanto balzana) e quando invece sono maturati i tempi per insistere su quel progetto un po’ azzardato. Una buona relazione ha un valore incalcolabile: tenetene conto quando calcolate il vostor compenso.

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  1. personalmente mi trovo meglio a lavorare a tempo, perché lavorando a progetto c’é sempre il rischio che un progetto semplice e con poche specifiche, diventi continuo succedersi di aggiustatine.

  2. Ciao assente,
    sono Massimo, community manager di Alzatevi e Partita Iva. Io invece, che in questo momento parlo ovviamente a titolo personale, ho sempre trovato difficile e poco pratica l’idea di un costo all’ora, anche perché spinge il cliente a spendere sempre e comunque il meno possibile e rende difficile capire quanto costerà il lavoro alla fine. Personalmente preferisco piuttosto prezzare il progetto, includendo piuttosto un cuscinetto extra (che tanto si raggiunge sempre e comunque). Molto dipende secondo me dal tipo di lavoro. Tu cosa fai, se posso chiedertelo?

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