Sicuri che il lavoro fisso e quello giusto per te siano la stessa cosa?

Da grande farò il precario. Quanti di voi hanno desiderato questo? Sono più incline a pensare che volevate come pazzi fare gli astronauti, i cavalieri, le principesse. Giardiniere, stilista, calligrafo, tutt’al più. Ma poi: la scuola, l’università, una specializzazione. E così, dopo la contestazione o anche solo una serafica ribellione generazionale, si è attivata la lenta, acidificante seduzione di un lavoro sicuro e poi, anche, ahimé, del posto sicuro. E che dire dell’eterna ansia di genitori e nonni che per noi avevano programmato un futuro tranquillo e pantofolato? Bene, oggi siamo precari. E perché? Perchè abbiamo scelto un lavoro sicuro. Non il lavoro giusto per noi.

Il lavoro che esprimesse al meglio le nostre qualità, il nostro talento unico e irripetibile.

Noooo, il lavoro sicuro. Il lavoro salvezza. Una boa fatta di giornate grigie, spersonalizzate, mobbizzate, malpagate e precarie, magari anche sotto orribili luci al neon. Gabbie nelle quali si sta abbarbicati per poter pagare il mutuo e l’università dei figli ( loro, per fortuna, iniziano a prendere atto che realizzarsi nella vita non sia necessariamente quella roba lì.) E se invece pensassimo a riprenderci il lavoro che è la nostra passione, che ci dà la grinta e l’adrenalina di saltar giù dal letto la mattina come grilli animati dalla furia di saltare nella mischia? Il lavoro che c’ ispira, il lavoro che giorno dopo giorno ci fa venir voglia di creare un mondo migliore e fare sorridere tante persone? Il lavoro che fa bene all’anima e rende tonici, allegri e pieni di vita? Il nostro lavoro, il nostro futuro, la nostra identità. C’è per caso qualche astronauta fra di voi? Qualche principessa?

Alessandra Chiappero

Questo post è un estratto da “le radici del talento” pubblicato sul blog di enzima c il 31 gennaio 2012 da Alessandra Chiappero. Scrittrice, copywriter e formatrice, Alessandra propone workshop esperienziali di gruppo e sessioni one to one in cui le tecniche di comunicazione e creatività sono potenziate dagli strumenti del coaching ontologico trasformazionale e delle costellazioni famigliari secondo Bert Helliger. Per maggiori informazioni, enzima c.

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