Meno risorse, meno abbondanza… e forse più felicità

Nel suo nuovo libro eloquentemente intitolato Prepariamoci (Chiarelettere), Luca Mercalli ci racconta la storia passata e presente della crisi ambientale che il pianeta sta attraversando, al confronto della quale la crisi economica appare molto meno grave. Basti pensare che già 40 anni fa, nel 1972, il nostro Aurelio Peccei nel suo Rapporto Meadows, aveva previsto come la crescita economica sregolata non avrebbe prodotto che catastrofi.

Dopo un viaggio sferzante attraverso le turbolenze che imperversano su tutto il pianeta, Mercalli ci porta per mano fino ai nimbi della Val Susa, dove ha sede la sua casa che vanta tutte le accortezze di un vero ecologista –pannelli solari, lampadine fluorescenti a basso consumo, elettrodomestici di classe A, l’orto- e che rappresenta un modello in scala individuale del Piano B, almeno per il versante energetico.

Le parole d’ordine da seguire secondo Mercalli sono: meno futilità e quindi più sobrietà, più conoscenza, e soprattutto più resilienza. La resilienza è un termine che proviene dalla terminologia metallurgica, e rappresenta un ricercato concetto di resistenza in condizioni di particolare difficoltà.

Passi l’invito ad una condotta di vita più sana e sobria ma in generale i toni e le scelte comunicative di Mercalli nel suo “Prepariamoci” non so quanto siano efficaci nell’ottica di una vera sensibilizzazione di chi è completamente a digiuno di precetti ecologici.

Sui contenuti e sui numeri nulla da dire: come scienziato fa bene anzi deve insistere sui dati, sono gli unici che rimangono inoppugnabili e che posso costituire la base di una riflessione davvero coerente e consapevole. Ma ahimè fino ad ora la modalità apocalittica, così come quella moralistica, di una chiamata al senso etico ed ecologico che tenga conto di quanto consumiamo, e di tutti i danni che produciamo, non ha sortito effetti rilevanti, almeno nel nostro paese. Lui stesso cita Alex Langer che scriveva “la domanda decisiva non appare cosa si deve o non deve fare ma come suscitare motivazioni e impulsi che rendano possibile la svolta verso una correzione di rotta.”

“Prepariamoci” ha un tono divulgativo ibrido, illustra con dovizia di particolari ed una emorragia citazioni e fonti, uno scenario che chi ha una media alfabetizzazione ecologica già conosce. Non ispira, non emoziona.

Mercalli è un grande esperto di meteorologia, è il presidente della Società meteorologica italiana e ha una grande cultura ecologista. Ha saputo sintetizzare la matrice scientifica della sua formazione con il sapere umanistico – psicologia sociale, antropologia, sociologia e diritto – per arrivare a sostenere la complessità degli studi sui cambiamenti meteorologici globali. Ma sul fatto che il suo libro possa indurre un cambiamento di prospettiva, io nutro forti dubbi.

Mercalli vuole far diventare “cool” il termine resilienza, non credo ci riesca e non è il valore semantico ed etico altissimo a determinarne il fallimento.

Noi, che lavoriamo costantemente con la comunicazione, mettiamo sul tavolo del confronto, due idee.

Da un lato suggerire come sarebbe più bella e più autentica la nostra vita, se ci impegnassimo costantemente per il nostro benessere. E il nostro benessere ha tanto a che vedere con il nostro habitat e con come noi ci relazioniamo a lui.
Più o meno tutti sogniamo città meno inquinate, meno trafficate, un cielo più terso, un ritmo di vita meno frenetico. Tutto realizzabile attraverso piccoli gesti: dal rinunciare a usare la macchina per tragitti insignificanti, a badare agli sprechi di cibo, luce ed acqua, dal separare i rifiuti al pensare di usare di più il nostro corpo per spostarci.

Urge ridefinire i parametri del nostro benessere. Quello autentico, profondo. Si tratta di contemplare un nuovo paradigma quotidiano, quindi, che, in cambio di maggiore attenzione e a nuovi piccoli doveri, prevede la riscoperta di piaceri, e una rinnovata cura di noi e del nostro spazio vitale. Questo cambiamento produrrebbe, moltiplicato per milioni di persone, un effetto enorme sul tutto il benessere del pianeta.

Sicuramente anche il fattore risparmio potrebbe giocare un ruolo decisivo su un ripensamento della propria condotta “ecologica”. La sobrietà non è solo auspicabile per motivi ideologici ma anche per motivi economici. Investire sulle energie rinnovabili, avere maggiore consapevolezza sui nostri acquisti e quindi indirizzare i consumi verso prodotti a km zero e più equi, aiuterebbe noi e le nostre finanze, oltre che il pianeta.

Ci si muove quando si vede un interesse immediato per se stessi e per i propri cari, la psicologia sociale lo dimostra. Per questo, senza dubbio, prepariamoci. A cercare però di essere migliori per noi stessi, mentre lo siamo per la nostra terra.

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