Aprire o non aprire Partita IVA? La parola agli architetti

L’indagine I giovani architetti, la professione, la crisi, voluta dall’Ordine degli Architetti di Torino, realizzata in collaborazione con il network 4t, ha dato i suoi frutti.

Condotta nella primavera del 2011 su un campione di 374 architetti, la ricerca ha analizzato la condizione economica e professionale degli architetti under 40 iscritti all’albo torinese. Il quadro che emerge? Scontenti della retribuzione, il più delle volte precari -come loro stessi si definiscono- ma ancora “innamorati” della propria professione. Si possono riassumere così, in poche parole, i dati che emergono dall’indagine, in cui si evidenzia una pletora di neolaureati costretti a barcamenarsi, sprovvisti delle possibilità per valorizzare le tante competenze acquisite durante gli anni di studio.

Un dato che svetta con evidenza, inoltre, e qua arriviamo al punto focale, riguarda proprio le Partite IVA. Per i giovani architetti, infatti, il vero problema non è la disoccupazione (che riguarda solo lo 0,5% degli intervistati), bensì le condizioni di estrema precarietà che, specie nei primi anni di carriera dopo la laurea, gravano soprattutto su chi opera presso studi professionali altrui. Dopo qualche anno, parecchi aprono una partita IVA: scelta, quest’ultima, dettata per un verso da una propria iniziativa, dall’altro da una richiesta specifica dello studio con cui collaborano. Così, molti diventano un “ibrido”, a metà strada tra un libero professionista e un dipendente, finendo spesso per patire gli svantaggi dell’una e dell’altra categoria: da un lato la precaria incertezza che caratterizza strutturalmente ogni lavoratore autonomo, dall’altro la scarsa autonomia dei dipendenti nel poter gestire contenuti, modalità, tempistiche e relazioni di lavoro.

Abbiamo chiesto a Federica Portaccio, laureanda in Architettura, e Alessio Primavera, neolaureato in Architettura, di raccontarci il loro punto di vista sul lavoro di architetto e sulla voglia/necessità/opportunità di aprire una partita iva. Ecco le loro risposte:

Laureandi o neolaureati come siete, vi sarete posti di certo il problema di come entrare nel mondo del lavoro: che risposte vi siete dati? Che tipo di inquadramento cercate?

F. Sono entrata nel mondo del lavoro come, credo, molti dei miei coetanei: un affitto che non si paga da solo e il desiderio di indipendenza che cresce sempre di più. Ho lavorato in uno studio di architettura per un anno, praticamente gratis, e il “rimborso spese” dato ovviamente in nero. La triste realtà dei miei colleghi, tutti architetti, abilitati e con partita Iva, era proprio quella che scaturisce dalla ricerca che ci hai segnalato. Con l’avvicinarsi della conclusione del percorso universitario, per caso e/o per fortuna ho trovato il mio impiego attuale. Ad oggi ho un contratto di apprendistato della durata di quattro anni. Ovviamente l’obbiettivo e il desiderio più grande sarebbe quello di aver un lavoro stabile al 100% con un inquadramento adeguato per il titolo di studio che, spero presto, otterrò. Un contratto a tempo indeterminato.

A. Dal primo approccio con il mondo “vero” della professione, ho deciso che avrei utilizzato la partita IVA a mia disposizione. Ciò deriva in primo luogo dalla comodità e dalla praticità del possederne già una e, in secondo luogo, per poter meglio giostrarmi tra differenti tipologie di lavoro. Da sempre, infatti, i miei interessi e le mie capacità mi hanno portato a confrontarmi con discipline differenti, potendo garantire collaborazioni a lungo/breve termine con diversi professionisti. Nonostante ciò, finiti gli studi, ho preso la decisione di focalizzarmi e convogliare tutte le mie energie per cercare di crescere professionalmente principalmente nel mio settore, ossia l’Architettura.

Preferite -siate onesti!- l’idea di essere assunti regolarmente in uno studio o avviare un discorso di libero professionista reale: lavorare cioè con una partita IVA, ma senza la stortura di avere un unico cliente?

F. Diciamo che sono due opzioni che hanno ognuna il suo lato positivo e quello negativo. Certo, essere assunta alle dipendenze di un’azienda, permette di avere uno stipendio fisso e la possibilità quindi di pianificare spese e impegni, con la certezza che, comunque, alla fine del mese, la cifra percepita sarà sempre quella. È anche vero che l’idea di poter aprire una partita IVA ed essere indipendente penso sia l’aspirazione della maggior parte degli studenti che scelgono di intraprendere il mio stesso percorso universitario. Personalmente, vedo la possibilità di essere una lavoratrice autonoma un po’ come un sogno nel cassetto. Sicuramente è una via che presenta più incertezze, più pericoli, ma credo rappresenti anche una grande soddisfazione.

A. Questa decisione, da un certo punto di vista, l’ho vissuta come un sacrificio, sia economico che morale, ma è fortemente motivata dalla passione che nutro (oggi ancora di più) nei confronti del mestiere e della professione dell’Architetto. Parlo di sacrificio perché so che con una partita IVA potrei fare molto, anche se sono necessarie determinate conoscenze personali nell’ambito della committenza e dei fornitori, artigiani, etc.. che, ad oggi, essendo un venticinquenne, quasi privo di esperienza, risulta difficile avere, oltre a tutta una vasta serie di nozioni che difficilmente si apprendono all’Università, rimanendo in un ambito prettamente teorico. Ad essere sincero, oggi preferirei forse essere assunto per un breve/medio periodo, in modo da focalizzarmi senza pensieri su ciò che voglio davvero fare e per poter essere meglio preparato ad una vita che sarà, sicuramente, da libero professionista, sfruttando la spinta di qualche occasione, attingendo ai guadagni risparmiati e sopratutto all’esperienza personale maturata.

Marco Di Noia

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Un Commento

  1. Sara

    Salve a tutti i colleghi architetti, ho appena aperto anch’io partita Iva, confortata dal nuovo regime dei minimi che consente di pagare pochissime tasse (5%!!!).
    Se posso dare un consiglio ai nostri colleghi indecisi, direi che forse oggi più che mai converrebbe mettersi in gioco e fare sul serio (quindi con p.iva e tutto in regola): vedrete che la professionalità ripaga di tutti i sacrifici fatti!!!
    ps: un’ultima dritta: se pensate con terrore alla spesa del commercialista, posso dirvi che mi sono rivolta ad uno studio “online” risparmiando tantissimo, il commercialista che mi segue è gentilissimo e molto serio (se può servire vi riporto il link: http://www.stconsulenze.it).

    In bocca al lupo a tutti!!!
    Sara

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