Un Social Kitchen il futuro? CookHunter+Cookous ci credono!

Avevamo sentito parlare di Social Network, personal Chef e Kitchen, ma di Social Kitchen ancora no. La “contaminazione” d’idee, d’altronde, è uno degli elementi portanti del web e della new economy e, quindi, come sempre accade, era solo questione di tempo. L’equazione Cookous + CookHunter = The Social Kitchen promette, quindi, di rivoluzionare il mondo della ristorazione e del mercato gastronomico. A lanciare questa nuova proposta, ancora in fase di start up, è un team tutto italiano. A fare gli onori di casa e le presentazioni, ospiti di Treatabit, incubatore di progetti internet, è Gian Luca Ranno (nella foto in alto a sinistra), ideatore e sviluppatore del progetto insieme a Daniel PhyratonWalter DabbiccoCristiano RigonValentina LinzalataRoberto Casamassima.

Come è nato CookHunter?

L’idea è nata circa un anno fa proprio di questo periodo, a Natale, durante le classiche cene con amici e parenti, in cui, vista l’abilità in cucina e la mia passione per essa (abbinata a quella per i Social Network e il mondo della Comunicazione in generale ndr) mi si consigliava di aprire un ristorante. Consiglio che poi ho sviluppato e così mi è venuta in mente l’idea di aprire un Social Kitchen, su esempi derivanti dal mondo Inglese dove progetti del genere già esistono, anche se non sono  propriamente dei social network come il nostro: sotto questo punto di vista mi è stato d’aiuto il caso dell’airbnb. Al momento, in Italia, ci sono soprattutto dei personal chef, che il più delle volte vanno a casa delle persone a cucinare, e ritengo che ci saranno molti di loro che potranno trovare interessante il nostro progetto. Ho registrato a gennaio 2011 il nome e poi mi sono lanciato nello sviluppo di questa idea. Dopo qualche mese però mi sono accorto che già a Bari avevano lanciato un progetto del genere di nome Cookous. Sia loro che noi eravamo solo in fase di start up e così, dopo qualche contatto, è nata prima la collaborazione e infine la fusione in occasione dell’evento Working Capital.

La fusione, problema del nome a parte, ha avuto un riscontro positivo? 

Il nome ovviamente non sarà né Cookous né CookHunter: stiamo valutando diverse idee, ma l’importante è trovare un nome italiano, che richiami un concetto di prodotto made in italy e che sia usufruibile anche all’estero. A onor del vero, dopo la fusione c’è stato un bel salto di immagine, basti pensare che abbiamo partecipato e presentato il progetto anche al BTO di Firenze. Oltre a questo, siamo riusciti a chiudere una partnership con Eataly e siamo osservati con un occhio di riguardo da H-Farm. Tutto ciò è importante per noi, dato che il nostro obiettivo è quello di lanciare (evento che dovrebbe avvenire il 25 o 26 gennaio ndr) e testare il social per 6 mesi in Italia e poi approdare in Europa ed America.

Qual’è la particolarità del vostro social kitchen?

Dà alle persone che sanno cucinare, soprattutto in questa fase di crisi, la possibilità di crearsi un micro business. Inoltre, si offre anche una chance al turista di venire in Italia e di non andare nel solito ristorante, ma di trovare anche altre occasioni decisamente più familiari. Sui flussi di turismo, studiati attentamente, crediamo in maniera particolare, poiché può essere un’attrattiva molto forte per chi viene nel nostro paese. È nostra intenzione collegare i profili del cuoco e dell’hunter con quelli di tutti gli altri social network, in maniera tale da avere una rete più ampia e, soprattutto, per offrire una maggiore garanzia ad entrambi sulle qualità e sulle persone che andranno ad incontrare.

Perché far parte di un incubatore come Treatabit?

L’incubatore è un ottimo modo per lanciare un progetto in fase di start up come il nostro, per confrontarsi e portare avanti l’idea iniziale. Treatabit, presentato da I3P e Politecnico di Torino, è stato lanciato solo il 30 novembre e funziona parallelamente al MIP, visto che si muove soprattutto nell’ambito dei nuovi media. Oltre a trovare uno spazio di co-working, infatti, c’è un tutor che dà una mano nel programmare il proprio business plan e ti segue da vicino per qualsiasi consulenza. Ogni tre mesi si hanno degli step di verifica per vedere se il proprio progetto cresce; se così non è, ovviamente, vieni messo da parte per fare spazio a un altro progetto.

A proposito di Coworking, in un Incubatore come questo hai trovato delle rigidità maggiori rispetto ai Coworking tradizionali?

Assolutamente non si può dire che il mondo degli Incubatori sia rigido; ovviamente ci sono degli step e regole da rispettare, ma l’ambiente è assolutamente aperto a confronti, discussioni e collaborazioni varie. Ha molto del Coworking, ma è un po’ più controllato e gestito.

Passiamo all’esplorazione degli aspetti più pratici della vostra esperienza di creazione d’impresa. Che agevolazioni avete avuto e come vi siete mossi per aprire la società?

Il lancio vero e proprio del social dovrebbe avvenire il 25 o 26 gennaio. Stando in Italia, il cammino normale è partire con una Srl, ma, inizialmente, abbiamo valutato anche di aprire una LTD britannica (private Limited, società di capitale con responsabilità limitata ndr) che comporta una gestione fiscale differenziata. Il rischio, tuttavia, è quello di farci perdere credibilità in Italia, visto e considerato soprattutto che l’attività non è ancora approdata sul mercato estero. I costi di apertura sono bassi, ma poi si sarebbero creati anche problemi nella gestione dei nostri stipendi. Fatte tutte le debite valutazioni abbiamo deciso così di partire inizialmente come una Srl: successivamente, quando andremo all’estero valuteremo una LTD. Per quanto riguarda le agevolazioni non ce ne sono state: dalle banche niente e, al momento, nessun investimento pubblico, anche perché farne richiesta porterebbe a processi che sono lunghi e infruttuosi, soprattutto qua in Piemonte. Dato che Cookous è pugliese, e in quella regione ci sono molte più agevolazioni regionali per società come la nostra, ancora in fase di start up, stiamo valutando di aprirla proprio in Puglia. Ora come ora però stiamo trattando soltanto con investitori privati per avere i primi seed, ovvero i primi finanziamenti.

Quali difficoltà avete incontrato?

Le banche in Italia sono inaccessibili e non credono in questo tipo di progetti, senza parlare degli apparati statali. Solo il Politecnico, sotto questo punto di vista, si è differenziato un po’, ma i finanziamenti statali hanno la pecca di essere lentissimi, cosa che invece all’estero non avviene. Le sovvenzioni devono essere immediate, soprattutto per imprese che operano sul web e che, viste le caratteristiche del mezzo, hanno la necessità di mettersi in gioco il più velocemente possibile.

Vi siete posti il problema della copertura legale ed assicurativa per i cuochi che si iscrivono a Cookous + CookHunter?

Assolutamente sì ed infatti è allo studio una copertura legale che garantisca sicurezza sia ai cuochi sia agli hunter e che quindi copra ogni possibile incidente.

Quali risorse caratteriali vi sono tornate utili e, di conseguenza, cosa potreste suggerire a chi volesse aprire una propria attività?

Prima di tutto bisogna parlare a tutti della propria idea ed incontrare persone che possano aiutarti a sviluppare il tuo progetto. L’incubatore, ad esempio, è di grande aiuto sotto questo punto di vista. Bisogna inoltre riconoscere i propri limiti, creando un team dove coesistano più professionalità e competenze, e mai innamorarsi del proprio progetto, riconoscendo quando ci sono dei difetti.

I primi bilanci?

Il bilancio dell’esperienza emozionale è certo molto positivo, ma quello vero, ossia il bilancio concreto, lo avremo soltanto dopo la partenza effettiva e dopo i primi mesi di operatività. Soltanto vedendolo all’opera potremo capire pregi e difetti e, conseguentemente, valutare dove è opportuno operare e cosa, eventualmente, cambiare.

Per maggiori informazioni:

Marco Di Noia

Laureato in Lettere Moderne e Contemporanee, iscritto all’ordine dei Giornalisti, albo dei Pubblicisti, Marco è appassionato di scrittura e comunicazione. Passioni, queste ultime, dettate e favorite negli anni da diverse collaborazioni con testate giornalistiche, siti web e uffici stampa, in cui tutt’ora Marco è impegnato.

Annunci

  1. Da questo articolo sono passati pochissimi mesi, ma grandi evoluzioni ci sono state! Da Cookous+CookHunter è nata GNAMMO!
    Il principio è lo stesso, ma cambia solo il nome!
    http://www.gnammo.com
    http://www.facebook.com/gnammo

  2. andrea

    esiste già. si chiama Weeats.com.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: