Officine Corsare: liberi di solcare il mare

Laboratorio, spazio e progetto teso a riannodare i fili della solidarietà, che sia un’idea e un’azione collettiva. «Un luogo pubblico, democratico, plurale e inclusivo – come si legge chiaramente nella pagina di presentazione del loro sito web – dove cultura, politica, socialità e mutualismo» divengono parole d’ordine, non solo teoriche, di una linea d’azione concreta e tangibile. Queste ed altre ancora sono le caratteristiche precipue delle Officine Corsare, spazio nato nel 2010 dall’associazione Laboratorio Corsaro, divenute presto punto di riferimento della rete dei collettivi universitari degli Studenti Indipendenti e di un più ampio dibattito politico e sociale, fortemente radicato sul territorio. Ospiti nella sede di via Pallavicino, è Andrea Aimar, portavoce dei “corsari”, a tracciare la rotta e a navigare tra passato, presente e futuro delle Officine.

Quando e come è nata l’idea di aprire questo spazio, laboratorio?

Le Officine Corsare nacquero come percorso politico e sociale, collegato e parallelo a quello della rete dei collettivi universitari degli Studenti Indipendenti, durante le “fasi finali” dell’Onda Anomala, nel 2009, grazie a decine di studenti, impegnati nella difesa dell’Università pubblica e spinti anche dalla necessità di uscire e trovare un’alternativa al mondo accademico, che decisero appunto insieme di creare prima l’associazione Laboratorio Corsaro e poi le Officine.

A chi vi siete rivolti per avere un aiuto e come avete ottenuto gli spazi?

Una volta creato il Laboratorio Corsaro, abbiamo aderito alla rete di associazioni giovanili chiamata TYC (Turin Youth Center). Presentammo un progetto e, grazie anche alla loro intermediazione, abbiamo trovato questo spazio in via Pallavicino (dove tra l’altro c’è la sede del TYC ndr), nell’area ex Italgas, che ora è affidato alla gestione dell’ATC.

Collettivi universitari, associazioni giovanili e chi altro?

Facciamo parte anche della rete Arci e, proprio a tal proposito, stiamo lavorando sempre più per stringere rapporti con altri circoli o realtà simili alla nostra, sia nell’hinterland torinese sia al di fuori di esso. Crediamo fermamente nella necessità di aderire e far parte di una “rete”, associazioni, collettivi, persone etc…, anche perché si ha così la possibilità di sperimentare sempre nuovi progetti, che altrove o in altre dimensioni, invece, sarebbe difficile realizzare. Da questo punto di vista, Internet offre grandi possibilità, ma ritengo che non si debbano mai dimenticare i rapporti reali e le persone concrete.

I vostri rapporti con le Istituzioni? Queste ultime vi aiutano con dei finanziamenti?

Sebbene si continui a mantenere un dialogo con la Circoscrizione, soprattutto per dei progetti sul territorio, e, per il futuro, ci sia l’intenzione di attingere a dei bandi europei, per ora non abbiamo mai chiesto alcunché. Siamo partiti con poco e, grazie all’attività e ai proventi del locale, paghiamo regolarmente l’affitto. Sappiamo benissimo che per portare avanti determinati progetti sono necessari dei soldi, ma se poi bisogna dipendere costantemente dai finanziamenti si rimane vincolati e mai autonomi.

Il vostro è un percorso politico e sociale volto ad elaborare non solo idee ma anche azioni concrete e tangibili: quali sono quindi le attività che organizzate?

Abbiamo lavorato e stiamo lavorando molto con il quartiere, portando avanti programmi per anziani, bambini e non solo. Si vuole trasformare lo spazio delle Officine in una sorta di generatore di legami sociali attraverso, ad esempio, laboratori sul riciclo, mercatini con il quartiere e merende sinoire con gli abitanti dello stesso. Il progetto Cantiere Quartiere, inoltre, prevede anche uno sportello di indirizzamento e supporto per gli abitanti della zona (Vanchiglia e Vanchiglietta ndr): lavoro, burocrazia, case popolari e quant’altro. Oltre alle attività sul territorio, è nostra intenzione investire sul Centro Studi Corsaro. Organizzando dibattiti, accomunati dai temi dell’economia e del lavoro, si cercheranno, insieme, vie di uscita alla crisi attuale. Ciò si farà con incontri aperti al pubblico, pubblicando poi, se sarà possibile, in piccole collane indipendenti o in una rivista, il prodotto di queste riflessioni. Il 10 e l’11 dicembre, intanto, proprio presso la nostra sede, ci sarà un incontro nazionale, all’interno del Seminario sulla Gioventù, dal titolo A.A.A Sinistra cercasi disperatamente.

Lavoro, economia, ma anche consumi e produzione giusto?

Sì anche questi temi sono al centro dei nostri interessi e del dibattito Altro Consumo Corsaro: come fare per consumare in maniera “sostenibile”? E, soprattutto, come rendere tale consumo accessibile a tutti? A questo proposito, stiamo lavorando concretamente, curando i rapporti con i fornitori e ponendo attenzione ai prodotti del nostro bar e della nostra cucina. Vogliamo raccontare tutta la filiera che attraversa il prodotto, al fine di creare anche qui una “rete” il più possibile trasparente e accessibile. Il nostro sogno è quello di realizzare una cooperativa di consumo che permetta a tutti, a prezzi accessibili, di fare la spesa, rispettando l’ambiente, il lavoro e la qualità dei prodotti.

È ripetibile il progetto in altri quartieri della città e a che modifiche può andare incontro?

Viste le sue peculiarità credo che sia difficile ripeterlo, sebbene sia auspicabile, proprio per quel nostro desiderio di creare una “rete”, dove più enti o persone possano collaborare insieme.  Ovviamente c’è la volontà per la maggior parte di noi, giunti quasi alla fine del percorso universitario, di crearsi un lavoro, di avere uno spazio che fornisca prospettive lavorative ad ognuno e che sia soprattutto socialmente utile. Bisognerà capire come il Laboratorio Corsaro possa diventare “grande”. Mantenendo inalterate le nostre caratteristiche, si sta lavorando per elaborare un piano gestionale che possa poi dare anche dei frutti dal punto di vista commerciale, divenendo quindi un vero e proprio lavoro per molti di noi.

A settembre avete compiuto un anno: i primi bilanci?

Il progetto, almeno all’inizio, è nato anche un po’ per gioco, ma, pian piano che si andava avanti, tutto è divenuto molto più serio. La realtà con cui ci siamo scontrati ha certo contribuito a renderlo tale. Ovviamente sono stati commessi degli errori, dettati dall’inesperienza, ma questi hanno anche contribuito a farci cambiare passo. Volente o nolente siamo diventati un punto di riferimento; un’esperienza di questo genere potrebbe andare avanti semplicemente con un ricambio naturale di studenti, ma sicuramente non renderebbe al massimo delle sue potenzialità.

Per maggiori informazioni:

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