Parlami, ti dirò quanto sei bravo

Lyz Ryan di Bloomberg Business ha pubblicato qualche giorno fa un articolo dedicato al linguaggio dei cattivi manager, che ci è sembrato utile tradurre in italiano, riadattare e condividere con voi. Perché è sempre utile imparare a riconoscere un cattivo manager, che si tratti di un cliente o di  noi stessi. Buona lettura!

Le persone in posizioni responsabilità posso fare la differenza tra un luogo di lavoro autenticamente produttivo e un vero e proprio inferno. Come fare a capire se ci troviamo di fronte a un responsabile decisamente poco dotato, con cui il nostro lavoro di consulenti potrebbe presto trasformarsi in una via crucis, o se -parliamoci chiaro- siamo noi quelli con qualche problema? Vediamo le 7 espressioni più pronunciate dai manager meno dotati e la prossima volta che ci capita di sentirle, agiamo di conseguenza!

1. Se questo lavoro non ti piace, c’è sempre qualcun altro pronto a farlo. No, insistere sulla presunta intercambiabilità delle parti non è un buon modo per gettare le basi per una collaborazione di lavoro fruttuosa. L’esistenza di una componente monetaria e di obblighi contrattuali di qualsiasi sorta, dalla stretta di mano al contratto di cinquanta pagina in duplice copia, servono a gettare le basi di una collaborazione proficua ma non bastano da soli a garantire che il lavoro venga fatto, nè tantomeno che venga fatto bene. Si lavora bene quando ci si sente padroni del proprio lavoro: un buon manager lo sa e fa il possibile perché sia davvero così.

2. Non sei pagato per pensare. Corollario della frase precedente, usata in genere quando l’altra parte propone una diversa organizzazione del lavoro, o semplicemente un’idea diversa da quella del responsabile. In genere è un modo alternativo per dire “Fa’ come ti dico e basta”. Se sentite questa frase, scappate a gambe levate da chi l’ha pronunciata. Se vi è mai capitato di pronunciarla, iscrivetevi ORA a un workshop sul management.

3. Non ti azzardare ad andare su Facebook/Twitter/ quando lavori. Siamo sempre nell’ambito delle manie di controllo: pago il tuo tempo, decido io come fartelo impiegare, possibilmente al minuto. Peccato che la cosa oltre che abbattere il morale butti sotto zero anche la produttività, specialmente quando si parla di lavori e lavoratori della conoscenza, che sempre più spesso non sanno cosa farsene del limite delle otto ore perché vivono e lavorano allo stesso tempo, quasi senza soluzione di continuità. Tempo del riposo e tempo del lavoro saranno sempre più mescolati, chi non lo capisce è perduto.

4. Valuterò attentamente la tua proposta. Non prendiamoci in giro, nel novanta percento dei casi significa “Non dedicherò nemmeno un millisecondo a valutare la validità della tua proposta, e sappi che la tua opinione vale meno di zero”. Il succo della storia è: evitiamo e facciamo evitare come la peste l’uso di frasi fatte da yuppi anni ’80.

5. Chi ti ha dato l’autorizzazione a fare così? Può sembrare una frase innocua ma spesso nasconde una mentalità letteralmente ossessonata dalle gerarchie al punto da farne quasi delle classi o peggio, delle caste. Anche in questo caso, se vi sentire pronunciare queste parole, nascondetevi dal mondo per una settimana e dedicatela a un bell’esame di coscienza.

6. Molla tutto e fallo ADESSO! Può capitare a chiunque di dover affrontare un’emergenza che richiede lo sforzo di tutti nel minor tempo possibile, ma se l’emergenza è quotidiana allora non siamo di fronte a un’emergenza ma a un manager da panico. Nella maggior parte dei casi, una gestione efficiente della quotidianità è più che sufficiente. Se

7. Voglio soluzioni, non problemi. Siamo nel pieno degli Anni Ottanta, puro yuppismo alla milano-da-bere con tanto di tramezzini al salmone e smooth jazz da quattro soldi. E come se già non fosse abbastanza, spesso questa frase significa “Non lamentarti e fa’ come ti dico”. Peccato, perché l’idea che siamo gli stessi lavoratori a risolvere i problemi lavorativi di tutti i giorni senza dover ogni volta rivolgersi al capo è valida. Certo, se diventa un modo per appioppare ad altri responsabilità proprie, non ci siamo proprio.

Saremmo alla fine, ma non possiamo chiudere questo post senza l’espressione più usata del momento: “di questi tempo, sei fortunato ad avere un lavoro”. Ma questa credo proprio che si commenti da sola, non credete?

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