Il lavoro davvero sicuro? quello da freelance

 

I luoghi comuni sono duri a morire. Molti per esempio si ostinano a pensare che esista da una parte il lavoro vero, quello a tempo indeterminato possibilmente in un’azienda da almeno mille dipendenti, quello che ti sistema come dicono le mamme, e e dall’altra parte quello sfigato che si fa mentre aspetti che la grande azienda decida di adottarti. Molti insomma pensano che quello del freelance sia un modo di lavorare per così dire a metà, incompleto, incompiuto. Falso, falsissimo. A ben pensarci non esiste nulla di più completo dell’essere Presidente, Amministratore Delegato, Responsabile Marketing, Segretaria Contabile e Manutentore di una piccola azienda, tutto allo stesso tempo. Certo, alcuni dicono che non potrebbero mai vivere senza la sicurezza di un posto di lavoro tradizionale. Ma di quale sicurezza si parla? Cosa c’è di così sicuro ormai nel lavorare a tempo determinato in una grande azienda? Cosa c’è di così sicuro in un lavoro che può essere cancellato da un momento all’altro da un Responsabile Risorse Umane che molto probabilmente non sa nemmeno chi siete o da un analista finanziario dall’altra parte del mondo che stabilisce che il ramo d’azienda al quale appartenete va tagliato perché non sufficientemente remunerativo? E invece a ben vedere il lavoro da freelance può essere non solo più sicuro più sicuro per noi ma anche più utile per tutti. Vediamone tre:

I freelance sono dinamici. La capacità di adattamento dei freelance sono leggendarie, quelle di un’azienda lo sono altrettanto ma in senso opposto. Nel tempo necessario a un’azienda di medie dimensioni per analizzare i cambiamenti del mercato e definire quale strategia d’azione seguire,  i freelance hanno già analizzato, definito una strategia e organizzato un team ad hoc con altri freelance per tradurre la cosa in realtà.

I freelance hanno pochi costi fissi. I freelance tendono ad avere pochi costi fissi mentre le aziende tradizioni hanno macchinari da aggiornare, personale a cui pagare benefit, bollette della luce da pagare, mutui da saldare. E se i margini di guadagno si restringono all’improvviso, mentre l’azienda può correre il rischio di andare a gambe all’aria nel giro di qualche mese, i freelance son in grado di affrontare la cosa con molta più elasticità. In fondo gli unici benefit che devono versare sono quelli a se stessi. E passare dalla pausa pranzo al bar a quella fai-da-te in fondo è solo questione di un attimo.

I freelance fanno più cose per volta. Chi ha più possibilità di sopravvivere in un’economia in crisi, una grande aziende che sa fare una cosa sola o un freelance in grado di farne cinque? In generale i freelance sono sempre pronte ad aggiornarsi, a conoscere nuove realtà, a studiare nuovi software, per restare sempre un passo più competitivi degli altri, mentre molte aziende continuano a sognare la gallina dalle uova d’oro, la mucca da mungere da qui all’eternità. Peccato che alla fine sono le aziende a imitare il freelance, non il contrario.

Ecco perché molti freelance sono, contrariamente ai luoghi comuni, più felici e meno precari delle loro controparti assunte a tempo indeterminato dalla big company di turno: non possono essere licenziati o vittime di una ristrutturazione o di una riduzione o di un trasferimento di personale. La loro vita non dipende da un executive manager nascosto in chissà quale stanza di chissà quale ufficio. E mentre gli altri si lamentano che non sono stati assunti, i freelance continuano a pagare il mutuo, fare shopping, andare in vacanza, e pagare le tasse.

Questo post è frutto del libero adattamento del post “Why Freelance Jobs Are More Secure Than Office Jobs” Angel Kwiatkowski di Cohere Coworking Community a Fort Collins, Colorado (USA) pubblicato su deskmag il 29 maggio 2011.

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Un Commento

  1. I am regular reader, how are you everybody?

    This post posted at this web page is actually good.

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