Il meglio dell’Italia? Merito del “peggio”

brunettaAl convegno nazionale sull’innovazione, il ministro Brunetta si è rifiutato di rispondere alle domande di alcuni rappresentanti della Rete dei Precari della Pubblica Amministrazione, scappandosene a gambe levate (e non è una figura retorica!) interrompendo malamente chi stava facendo la domanda e aggiungendo, giusto per fugare anche il minimo dubbio circa il suo pensiero, che per lui i precari sono “la parte peggiore dell’Italia”. Finora la politica, almeno quella di bassa lega fatta di rulli di tamburo e annunci da imbonitori di circo, non ha mai trovato spazio sulle pagine di questo questo blog, ma di fronte a una frase del genere, diventa obbligatorio prendere una posizione.

Chi legge regolarmente questo blog sa che a chi scrive la parola precario non piace per niente perché definisce attraverso ciò che non si è costringendo per giunta a indossare i panni scomodi di chi rischia di passare la vita ad aspettare una promozione, anche sul piano sociale, che non arriva mai. Meglio essere bidelli che essere non docenti, per intendersi. Ciò detto, resta il fatto che l’Italia di oggi, caro signor Brunetta, è retta da uomini e donne sempre più indipendenti -che poi decidano di chiamarsi precari o freelance, questo è un secondo problema- e non solo nei settori allegramente precari da sempre come la creatività o la comunicazione ma anche e in misura sempre crescente nei settori più “tradizionali”.

Basta farsi un giro per le scuole, pubbliche e private, e parlare con i professori erogati in pratiche dosi da nove mesi ogni anno da 20 anni, oppure fare un salto in pronto soccorso e scambiare due parole con infermieri e ausiliari, oppure varcare la soglia di un dipartimento universitario e chiedere a un ricercatore, oppure andare all’anagrafe e farsi raccontare dall’impiegato come funziona la sua giornata. E potrei continuare all’infinito.

E allora, mi sento di dirle due cose, mio caro ministro, penso a nome di tanti come me.

Noi indipendenti, signor Brunetta, siamo l’esatto contrario di quello che pensa, siamo l’Italia migliore perché senza di noi gli ospedali, le scuole, gli uffici pubblici, la pubblicità, la tv, la cultura, il design, il bello per cui l’Italia è tanto amata e conosciuta, cesserebbero
semplicemente di esistere. Insomma, senza “il peggio dell’Italia” il meglio dell’Italia non c’è. Punto.

Lavoriamo duro da sempre e abbiamo una pellaccia che lei nemmeno se l’immagina, perché abbiamo ingoiato tanti di quei rospi velenosi fin dall’inizio della nostra carriera (per non parlare dei contratti cococò!) che ormai il veleno non ci fa più nessun effetto. Anzi, siamo diventati noi quelli velenosi. E poi non si dimentichi, caro ministro, che la flessibilità ci ha reso furbi e veloci, più di lei. E mentre lei è ancora lì che decide quale cattiveria sparare, noi siamo già seduti alla sua prossima conferenza stampa a farle una domanda. Detto semplicemente, affinché lei capisca:

L’Italia è già nostra.

Massimo Potì

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Un Commento

  1. Dopo le numerose reazioni alle affermazioni fatte dal Ministro Brunetta in occasione del Convegno sull’Innovazione comparse sui media nei giorni scorsi, il Ministro Brunetta ha pubblicato la sua replica ufficiale sui suoi canali Facebook e YouTube, alle quali abbiamo deciso di dedicare un post per dare a tutti i lettori la possibilità di farsi un’idea dell’intera vicenda il più possibile completa. Trovate la replica del Ministro Brunetta su questo link:
    https://alzateviepartiteiva.wordpress.com/2011/06/17/il-peggio-dellitalia-la-replica-di-brunetta/

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