I sette errori da evitare quando l’azienda si racconta

The Dragonfly Effect - Toolbox Coworking TorinoQuando si parla del proprio curriculum o della storia della propria azienda (cose che spesso coincidono in caso di freelance/coworker/wwworker) può essere utile seguire alcuni accorgimenti per dare vivacità a quella che altrimenti potrebbe trasformarsi in una noiosissima (e inutile) cronologia dei vostri ultimi dieci anni di vita. Insomma, qualche espediente per rendere la vostra storia lavorativa più interessante vi aiuterà a raggiungere i vostri obiettivi. Ecco i sette errori più comuni:

1. Il pericolo cronaca minuto per minuto. A meno che non stiate raccontanto l’incredibile storia di come si assembla una libreria dell’IKEA, molto probabilmente non è il caso di partire dalle origini. Provate a privilegiare nel parlare del vostro background lavorativo gli eventi più evocativi, quelli che per voi (e per la vostra attività) hanno significato di più, provate a collegare gli eventi gli uni agli altri, ad individuare le connessioni più interessanti e inaspettate tra lavori differenti, clienti, collaborazioni, specializzazioni. Il vostro curriculum ne uscirà arricchito.

2. Il pericolo “spiegone”. Un’emozione arriva molto prima al lettore se invece di provare a descriverla, ne descrivete molto più semplicemente gli elementi scatenanti. Non parlate della vostra attività allontanandola da voi: otterrete l’unico risultato di allontanarla anche dal cuore dei vostri lettori. Come diceva il grande Mark Twain “Non raccontate che la vecchia signora strillò di terrore. Mettetevela accanto e fatela strillare.”

3. Il pericolo “overskillato”. Non c’è niente di peggio che riempire un testo di acronimi, modi di dire e tecnicismi comprensibili solo agli addetti ai lavori (e spesso nemmeno a loro). Nel mondo del marketing si tratta di una sindrome purtroppo diffusissima che ha ampiamente superato il ridicolo da anni, ma anche in altre settori c’è poco da stare allegri. Un testo pieno di inutili verbosità nel migliore dei casi annoia, nel peggiore infastidisce. Parlate chiaro.

4. Il pericolo encefalogramma-piatto. Che facciate pentole o quadri costruttivisti, non dimenticate mai che il vostro lavoro è fatto da persone e si rivolge a persone. Chi l’ha detto che essere asettici vuol dire essere professionali?

5. Il pericolo amore-di-plastica. Attenzione, va bene raccontare, non va bene romanzare. Non trasformate una vacanza a New York in un esperienza lavorativa con le maggiori aziende del settore (!) negli Stati Uniti o uno stage non retribuito con una piccola web agency in una consulenza con un’azienda leader nel settore del web engineering. Prima o poi si viene a sapere. Sempre.

6. Il pericolo “invicible”. Le sconfitte fanno parte della vita personale, figuriamoci di quella lavorativa. Siate onesti e se pensate che una sconfitta, un no, una piccola catastrofe lavorativa sia in realtà proprio quell’evento che vi ha spinto verso un successo (ricordate il punto 1?) allora parlatene senza vergogna. Immaginate un film in cui uno dei personaggi fosse invincibile, sempre e comunque. Meglio la tv del pomeriggio di Canale 5.

7. Il pericolo “la-mia-storia-sulla-mia-azienda”. L’azienda sarà pure vostra, ma è fatta dalle tante voce e mani e idee di chi ci lavora, o anche solo vi si è avvicinato. Fateci attenzione, perché a volte una testimonianza esterna può valere più di mille certificazioni.

Questo articolo è frutto di un adattamento del post 7 Deadly Sins of Business Story scritto da Jennifer Aaker and Andy Smith.

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