Il coworker perfetto (parte 2)

Vota Antonio - Toolbox Coworking TorinoSu Mashable prosegue la pubblicazione degli articolo di Amy-Mae Elliott dedicati al mondo del coworking e alle buone pratiche per evitare che un’occasione di incontro piacevole e produttivo si tramuti nella peggiore delle convivenze. L’articolo precedente ci si concentrava sul coworker, questo invece si rivolge ai proprietari dei coworking. Che stiate valutando l’ingresso nel business del coworking o abbiate bisogno di un appoggio morale per avanzare critiche e proposte di miglioramento al vostro coworkign, questo articolo è per voi.

1. Selezionare all’origine

Non c’è niente di più frustrante che entrare in un coworking e ritrovarsi circondati da persone che in realtà non sanno nemmeno cosa significhi davvero la parola coworking e che sono lì solo perché la scrivania costava meno di un ufficio tradizionale. Per questo motivo è fondamentale verificare sempre che ogni nuovo candidato possegga davvero lo spirito da coworker.

Mele - Toolbox Coworking Torino2. Promuovere la diversità

Un buon passaparola nel settore -per esempio- degli art directori può riempirà le scrivanie in men che non si dica ma potrebbe avere ricadute controproducenti nel caso in cui le scrivanie si riempissero solo di professionisti dello stesso settore. Anche se questo significa che hanno molto in comune e che certamente non mancheranno le opportunità di collaborazione, la mancanza di altri settori prima o poi si farà sentire. “Non accontentatevi dei geek” dice James McCarthy di The Werks (Brighton, UK), “maggiore è la varietà professionale e personale dei coworker, più distintiva sarà l’atmosfera degli spazi comuni e ancora più interessanti le opportunità di incontro professionali”.

3. Promuovere lo scambio di coworker

In Italia, dove gli spazi dedicati al coworking sono ancora pochi ed è già una vittoria quando se ne trovano due nella stessa città, può essere una buona pratica poco applicabile, ma la bontà dell’idea resta: evitate il rischio della routine e della formazione di tribù lavorative promuovendo lo scambio di coworker tra strutture differenti della stessa città. Il coworking vive dell’incontro di professionalità e menti nuove e generalmente lontane e promuovere questo continuo scambio tiene il coworking in buona salute.

4. Creare spazi per l’interazione

Chi sceglie il coworking ha dato implicitamente la disponibilità a incontrare altra gente. Progettate gli spazi del coworking in modo che stimolino questi incontri, offrendo occasioni più spesso di quanto accadrebbe in un ufficio tradizionale. Non ha senso limitarsi alla progettazione di scrivanie belle ampie e ben illuminate, molto meglio prevedere spazi, magari pieni di divani e poltrone, dove rilassarsi, leggere un buon libro, o bere un caffè in compagnia. “In The Werks” prosegue McCarthy, “avremmo potuto avere una cucina su ogni piano ma abbiamo preferito averne una sola per spingere la gente a spostarsi dal proprio ufficio e incontrare gli altri”.

5. Lasciarsi ispirare dai coworker

Non importa quanto tempo abbiate dedicato alla progettazione degli spazi: quando incominceranno  a popolarsi di coworker emergeranno percorsi, modi d’uso ed esigenze assolutamente legittime ma che non avreste mai e poi mai preso in considerazione. Lasciate spazio al miglioramento e ascoltate i coworker: in fondo lo spazio è di lo abita.

6. Promuovere la personalizzazione

Promuovete la personalizzazione degli spazi, non solo di quelli strettamente personali come le scrivanie, che non devono restare per contratto asettici come un lettino operatorio, ma anche di quelli comuni, promuovendo la condivisione delle informazioni (dall’inaugurazione di una mostra alla serata Hitchcock del cineforum alla proposta di una pausa pranzo collettiva nel ristorante messicano dietro l’angolo).

Questo post è il frutto di un libero riadattamento del post originale pubblicato da Amy-Mae Elliott su Mashable il 2 marzo 2011.

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