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	<title>Alzatevi e Partite Iva</title>
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	<description>presentato da Toolbox Coworking Torino</description>
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		<title>Mettersi in proprio con Facebook? Ecco i consigli di SoccerSquare</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 14:39:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dinoiamarco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I giochi manageriali online sono la vostra passione? Vi sentite pronti a gestire personalmente una squadra di calcio e a sfidare utenti di pari abilità, sparsi in tutto il mondo? Se la risposta e sì, non vi rimane allora che<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alzateviepartiteiva.wordpress.com&amp;blog=18428231&amp;post=915&amp;subd=alzateviepartiteiva&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://alzateviepartiteiva.files.wordpress.com/2012/02/soccersquare1.jpg"><img class="size-medium wp-image-917 alignleft" title="soccersquare" src="http://alzateviepartiteiva.files.wordpress.com/2012/02/soccersquare1.jpg?w=300&#038;h=180" alt="" width="300" height="180" /></a>I giochi manageriali online sono la vostra passione? Vi sentite pronti a gestire personalmente una squadra di calcio e a sfidare utenti di pari abilità, sparsi in tutto il mondo? Se la risposta e sì, non vi rimane allora che collegarvi su <em><strong><a href="http://www.facebook.com/" target="_blank">Facebook</a></strong></em> ed entrare nel mondo di <em><strong><a href="http://www.facebook.com/pages/SoccerSquare/225192714195631" target="_blank">SoccerSquare</a></strong></em>. Un social management game, quest&#8217;ultimo, che, se non fosse ancora ben chiaro, dimostra una volta di più come sia possibile e, a conti fatti, consigliabile, fare business attraverso il poliedrico mondo dei social network, in particolare <em>Facebook</em>, considerato ancora, il più delle volte, solo un &#8220;luogo&#8221; di divertimento e non una solida chance per la propria attività. A fare le presentazioni di rito e a rispondere alle nostre curiosità si sono prestati i tre ideatori del progetto, <em>Gabriele Costamagna</em>, <em>Andrea Aloi</em> e <em>Alex Carpentieri</em>, incontrati negli uffici di <em><strong><a title="Toolbox Coworking Torino" href="http://www.toolboxoffice.it/">Toolbox Coworking</a></strong></em> a Torino, che, grazie anche al sostegno e alla collaborazione di <em>Lorenzo Spagliardi</em> e <em>Christian Prosperini</em>, ad ottobre 2011 hanno appunto varato la versione beta di SoccerSquare.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>La prima domanda che vi pongo è per certi versi banale, ma utile ai lettori per conoscervi meglio: cos’è <em>SoccerSquare</em> e come nasce?</strong></p>
<div>
<p style="text-align:justify;"><strong>Gabriele:</strong>  <em><strong>SoccerSquare</strong></em> è un social management game su <em><strong>Facebook</strong></em>. Come è nata l’idea? A dire il vero, produrre un social game di questo tipo è sempre stato un mio pallino, in particolare dal 2010: il progetto, tuttavia, si è poi concretizzato solo a luglio 2011, quando è nata la società <em><strong><a href="http://www.sportsquare.it/index.php" target="_blank">Sportsquare Games</a></strong></em>. Il passo immediatamente successivo è stato poi fatto ad ottobre, quando è partita la versione beta di <em><strong>SoccerSquare</strong></em>, che è quella attualmente in rete su <em><strong>Facebook</strong></em>, a cui si può giocare accedendo all’applicazione. Il progetto, tuttavia, sulla carta, è molto più ampio e non si basa solo su <em><strong>SoccerSquare</strong></em>: l’obiettivo, difatti, è creare in un prossimo futuro una “piattaforma” di giochi manageriali sportivi online, che comprendano, tra l’altro, discipline come baseball, cricket, volley, basket etc….</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Qual’è la particolarità di <em>SoccerSquare</em>, in che cosa si differenzia da altri giochi on line o browser game, come ad esempio <em><a href="http://www.hattrick.org/" target="_blank">Hattrick</a></em>, e cosa offre?</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Gabriele:</strong>  Rispetto a un gioco come <em><strong>Hattrick</strong></em>, ad esempio, ci sono delle caratteristiche “sociali” (cioè di interazione e condivisione tra i vari utenti <em>ndr</em>) che, anche su altri browser game molto noti, non ci sono. Lo scopo è far sì che gli utenti possano gestire una squadra sportiva in tutte le sue potenzialità, come effettivamente avviene nella realtà: dagli allenamenti, alle partite ufficiali (in campionato e in coppa <em>ndr</em>), fino alla gestione addirittura del proprio palazzetto dello sport. E queste sono solo alcune delle possibilità che <strong><em>SoccerSquare</em></strong> fornisce. Al momento, ci sono circa 20.000 utenti sparsi in tutto il mondo: Italia certo, ma anche Indonesia, Filippine e Stati Uniti, tanto per citare i paesi più rappresentativi. Certo è che non ci fermeremo qui: abbiamo intenzione infatti di sviluppare altre opzioni e di riservare ulteriori sorprese ai nostri utenti. In futuro, questi ultimi, potranno anche seguire le partite in 2D, senza contare che stiamo pensando di sviluppare anche un’applicazione per mobile, ossia per iPhone o Android, in maniera tale da giocare a SoccerSquare in ogni momento e in qualsiasi luogo.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>È chiaro ora a tutti cos’è <em>SoccerSquare</em>, ma, adesso, mi vien da chiedervi perché proprio su Facebook?</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Gabriele:</strong>  Semplicemente perché è un mercato emergente. Le previsioni, riguardanti questo social network, difatti, sostengono che nel 2015 <strong><em>Facebook</em></strong> arriverà a quasi un miliardo di euro di fatturato. A mio avviso, d’altronde, un browser game, oggi, non è un progetto su cui vale la pena puntare. Partendo dal presupposto che sviluppare un gioco può venire a costare quasi sui 200.000 euro, un social game, sotto questo punto di vista, dà notevoli vantaggi: innanzitutto organizzativi, poiché è ancora costruibile e gestibile in 3 o 4 persone &#8211; ovviamente la condizione ottimale, a cui tendere, sarebbe quella di avere un project manager, 3 sviluppatori e 2 graphic designer molto bravi -  mentre un browser game ti impone di possedere un team decisamente più grande, costringendoti a sopportare costi iniziali maggiori. Certo, anche un buon social game ha bisogno di una squadra ben rodata e di varie professionalità, ma ti permette di avviare il progetto con meno problematiche.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Alex:</strong>  C’è poi da considerare un’altra opportunità da non sottovalutare. Essere all’interno di un social network ti permette di avere una visibilità per certi versi macroscopica, senza dover sopportare troppe spese legate alla pubblicità. <em><strong>Facebook</strong></em> ti consente di avere una diffusione quasi virale: in questo caso, infatti, sono gli utenti stessi che contribuiscono a far evolvere e a far conoscere il progetto.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Passiamo all’esplorazione degli aspetti più pratici della vostra esperienza di creazione d’impresa: come vi siete mossi per costituire la società? So che anche voi, come tante altre nuove esperienze imprenditoriali, siete passati attraverso un incubatore.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Gabriele:</strong>  Come ho detto in precedenza, ho sempre voluto sviluppare un social game manageriale, nello specifico non di calcio, ma di pallavolo. A novembre 2010 iniziai a lavorarci, cercando anche dei contatti, ma solo a marzo 2011, durante l’evento <em><strong><a href="http://startupweekend.org/" target="_blank">Startup Weekend</a></strong></em> di <em>Torino</em> (concorso a cui <em><strong>SoccerSquare</strong></em> è arrivato terzo <em>ndr</em>), abbiamo concretizzato ulteriormente il nostro piano e ci siamo lanciati effettivamente nel lavoro di sviluppo. In seguito, è cominciata la collaborazione con l’<em><strong><a href="http://www.i3p.it/" target="_blank">I3P</a></strong></em>. Grazie all’<em><strong>I3P</strong></em> abbiamo partecipato e vinto un concorso, chiamato <em><strong><a href="http://www.i3p.it/start-cup" target="_blank">Start Cup Piemonte Valle d’Aosta</a></strong></em>, a <em>Cuneo</em>, che ci ha permesso di ottenere ulteriori finanziamenti, ossia 7.500 euro. SoccerSquare, tuttavia, è cresciuto solo con il tempo, grazie anche a degli investitori privati, che hanno creduto nel nostro progetto. Il passo ulteriore? Molto probabilmente, visto che il mercato a cui puntiamo è quello estero, abbiamo in programma di partecipare a <em><strong><a href="http://www.startupchile.org/" target="_blank">Start-Up Cile</a></strong></em>: si cercherà di sviluppare un’applicazione, all’incirca per marzo, e, se tutto dovesse andare bene, avremmo la chance di stare in Cile per sei mesi, con un finanziamento pari a quasi 40.000 euro.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Su internet, il concetto di “gratis” coinvolge ormai un po’ qualsiasi sfera: dai software, alla musica, dalle applicazioni fino ai giochi manageriali simili al vostro. Da questo punto di vista, tenuto conto che operate su <em>Facebook</em>, <em>SoccerSquare</em> è del tutto gratis? Se sì da cosa deriverebbero i vostri guadagni?</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Gabriele:</strong>  In questo momento, ci sono due cose che si possono pagare: gli allenamenti premium, che costano una banconota, cioè 0,08 centesimi e parte del calcio mercato. Quest’ultimo, infatti, funziona come <em><strong>eBay</strong></em>, ossia con un’asta in cui la miglior offerta si aggiudica il giocatore: e questa, ovviamente, è gratuita, però c’è anche il “compra subito” che, al contrario, è a pagamento, sempre in banconote dal valore di 0,08 centesimi. A gennaio, tanto per dare alcune cifre, abbiamo fatturato 350 dollari da queste entrate, che certo non sono molto, ma, al momento, non era questo il nostro vero interesse. Ciò a cui si puntava era dimostrare che tale modello di business può funzionare.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Alex:</strong>  La cosa interessante, guardando le statistiche, è che la maggior parte dei costi è stata sostenuta dagli stessi utenti. A questo stadio embrionale del gioco, quindi, c’è già un pubblico fedelissimo che ha speso centinaia di euro. È incredibile come ci siano già utenti così fedeli al gioco.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Gabriele:</strong>  Ovviamente sappiamo che dovremo fare grandi numeri, ma lo avevamo messo in conto. E per raggiungere questo obiettivo, in futuro, siamo consapevoli che dovremo spendere quasi 50.000 euro in attività legate marketing, senza contare, inoltre, che, per raggiungere quella meta, sarà necessario semplificare e migliorare anche il design del gioco. Usando una metafora si può dire che il motore della <em><strong>Ferrari</strong></em> c’è, manca ancora la scocca.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Vista la vostra attuale esperienza, quali sono state secondo voi le difficoltà maggiori?</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Gabriele: </strong> L’obiettivo di una startup come la nostra, a mio avviso, e, su vasta scala, di una startup in generale, dovrebbe essere: idea, sviluppo, finanziamento in equity e poi uscita, ossia vendita della società. Fare l’exit per poi rimettersi nuovamente in gioco. Se all’estero però un programma del genere è sostenibile, qua in Italia è davvero più complicato, poiché gli investimenti, sempre tenendo come esempio una realtà come <em><strong>SoccerSquare</strong></em>, sono fatti soltanto quando ci sono già 50.000 utenti iscritti, capaci quindi di garantire immediati margini di guadagno. D&#8217;altronde, fare la vita dello startupper è, inizialmente, come fare un voto di povertà.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Alex:</strong>  Una realtà come <em><strong>SoccerSquare</strong></em>, infatti, deve assolutamente creare prima una base di utenti congrua e per fare ciò bisogna ovviamente lavorare molto, sapendo che da subito non ci sarà un ritorno economico.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>I vostri primi bilanci? E cosa vi sentireste di consigliare a chi domani volesse seguire le vostre orme?</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Gabriele e Alex:</strong>  I primi bilanci, come si è capito, sono certamente positivi. Per quanto riguarda i consigli, ne possiamo dare almeno tre. Il primo è saper essere spavaldi nel momento giusto, ma anche capaci di capire quando si sbaglia. Il secondo è intuire subito le peculiarità di ciascuno dei propri partner, in maniera tale da sfruttarle al meglio. Il terzo, infine, è che non bisogna mai dare troppa importanza alle persone che ti screditano.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Andrea:</strong>  Concordo perfettamente con questi consigli, anche se mi sentirei di aggiungere una cosa: non bisogna mai fare tutto subito. La fretta è davvero una cattiva consigliera. È opportuno spendere del tempo, inizialmente, per buttare giù un progetto lungimirante e, soprattutto, flessibile, sia sul piano marketing sia sul piano prettamente operativo e tecnico. Il mio consiglio, in definitiva, è quello di studiare prima il mercato, partorire un prototipo e poi andare da un investitore.</p>
<p style="text-align:right;"><em>Marco Di Noia</em></p>
<p style="text-align:justify;">Per ulteriori informazioni:</p>
<ul>
<li style="text-align:justify;">Visita e gioca con <a href="http://www.facebook.com/pages/SoccerSquare/225192714195631" target="_blank"><em><strong>SoccerSquare</strong></em> su </a><em><strong><a href="http://www.facebook.com/pages/SoccerSquare/225192714195631" target="_blank">Facebook</a></strong></em></li>
<li style="text-align:justify;">Entra nel sito <em><strong><a href="http://www.sportsquare.it/index.php" target="_blank">SportSquare</a></strong></em></li>
<li style="text-align:justify;">Visita l&#8217;account <a href="http://twitter.com/#!/sport_square" target="_blank"><em><strong>Twitter</strong></em> di <em><strong>SoccerSquare</strong></em></a></li>
</ul>
</div>
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		<title>Sicuri che il lavoro fisso e quello giusto per te siano la stessa cosa?</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 12:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>toolboxcoworking</dc:creator>
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		<category><![CDATA[esaltatori d'idee]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://alzateviepartiteiva.files.wordpress.com/2012/02/fotos-de-astronautas-gravedad.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-909" title="Fotos-de-astronautas-gravedad" src="http://alzateviepartiteiva.files.wordpress.com/2012/02/fotos-de-astronautas-gravedad.jpg?w=710" alt=""   /></a>Da grande farò il precario. Quanti di voi hanno desiderato questo? Sono più incline a pensare che volevate come pazzi fare gli astronauti, i cavalieri, le principesse. Giardiniere, stilista, calligrafo, tutt’al più. Ma poi: la scuola, l’università, una specializzazione. E così, dopo la contestazione o anche solo una serafica ribellione generazionale, si è attivata la lenta, acidificante seduzione di un lavoro sicuro e poi, anche, ahimé, del posto sicuro. E che dire dell’eterna ansia di genitori e nonni che per noi avevano programmato un futuro tranquillo e pantofolato? Bene, oggi siamo precari. E perché? Perchè abbiamo scelto un lavoro sicuro. Non il lavoro giusto per noi.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong> Il lavoro che esprimesse al meglio le nostre qualità, il nostro talento unico e irripetibile.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Noooo, il lavoro sicuro. Il lavoro salvezza. Una boa fatta di giornate grigie, spersonalizzate, mobbizzate, malpagate e precarie, magari anche sotto orribili luci al neon. Gabbie nelle quali si sta abbarbicati per poter pagare il mutuo e l’università dei figli ( loro, per fortuna, iniziano a prendere atto che realizzarsi nella vita non sia necessariamente quella roba lì.) E se invece pensassimo a riprenderci il lavoro che è la nostra passione, che ci dà la grinta e l’adrenalina di saltar giù dal letto la mattina come grilli animati dalla furia di saltare nella mischia? Il lavoro che c’ ispira, il lavoro che giorno dopo giorno ci fa venir voglia di creare un mondo migliore e fare sorridere tante persone? Il lavoro che fa bene all’anima e rende tonici, allegri e pieni di vita?<strong> Il nostro lavoro, il nostro futuro, la nostra identità.</strong> C’è per caso qualche astronauta fra di voi? Qualche principessa?</p>
<p style="text-align:right;">Alessandra Chiappero</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Questo post è un estratto da <strong><a title="le radici del talento - il blog di enzima c" href="http://enzimac.wordpress.com/2012/01/31/le-radici-del-talento/">&#8220;le radici del talento&#8221;</a></strong> pubblicato sul blog di <strong><a title="il blog di enzima c" href="http://enzimac.wordpress.com/">enzima c</a></strong> il 31 gennaio 2012 da Alessandra Chiappero. Scrittrice, copywriter e formatrice, Alessandra propone workshop esperienziali di gruppo e sessioni one to one in cui le tecniche di comunicazione e creatività sono potenziate dagli strumenti del coaching ontologico trasformazionale e delle costellazioni famigliari secondo Bert Helliger. Per maggiori informazioni, <a title="il sito di enzima c" href="http://www.enzimac.it/">enzima c</a>.</em></p>
<br />Filed under: <a href='http://alzateviepartiteiva.wordpress.com/category/esaltatori-didee/'>esaltatori d'idee</a>, <a href='http://alzateviepartiteiva.wordpress.com/category/pensieri/'>pensieri</a> Tagged: <a href='http://alzateviepartiteiva.wordpress.com/tag/alessandra-chiappero/'>alessandra chiappero</a>, <a href='http://alzateviepartiteiva.wordpress.com/tag/coworker/'>coworker</a>, <a href='http://alzateviepartiteiva.wordpress.com/tag/freelance/'>freelance</a>, <a href='http://alzateviepartiteiva.wordpress.com/tag/precari/'>precari</a>, <a href='http://alzateviepartiteiva.wordpress.com/tag/precariato/'>precariato</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/alzateviepartiteiva.wordpress.com/903/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/alzateviepartiteiva.wordpress.com/903/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/alzateviepartiteiva.wordpress.com/903/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/alzateviepartiteiva.wordpress.com/903/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/alzateviepartiteiva.wordpress.com/903/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/alzateviepartiteiva.wordpress.com/903/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/alzateviepartiteiva.wordpress.com/903/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/alzateviepartiteiva.wordpress.com/903/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/alzateviepartiteiva.wordpress.com/903/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/alzateviepartiteiva.wordpress.com/903/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/alzateviepartiteiva.wordpress.com/903/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/alzateviepartiteiva.wordpress.com/903/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/alzateviepartiteiva.wordpress.com/903/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/alzateviepartiteiva.wordpress.com/903/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alzateviepartiteiva.wordpress.com&amp;blog=18428231&amp;post=903&amp;subd=alzateviepartiteiva&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Le pubblicità più belle del 2011 in mostra a Torino</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 08:30:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo la prima edizione dell&#8217;edizione passata, anche quest&#8217;anno appassionati di pubblicità e curiosi si incontrano a Torino negli spazi della CNA di via Millio per la proiezione dei filmati pubblicitari premiati nel 2011 al 58° International Advertising Festival di Cannes<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alzateviepartiteiva.wordpress.com&amp;blog=18428231&amp;post=898&amp;subd=alzateviepartiteiva&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo la prima edizione dell&#8217;edizione passata, anche quest&#8217;anno appassionati di pubblicità e curiosi si incontrano a Torino negli spazi della CNA di via Millio per la proiezione dei filmati pubblicitari premiati nel 2011 al 58° International Advertising Festival di Cannes dedicato. L&#8217;appuntamento è fissato a mercoledì 22 febbraio, ore 19 presso la Sede provinciale della CNA Torino in via Millio 26, Salone Carbotta, 1° piano.</p>
<p><strong>La partecipazione alla serata è gratuita, previa conferma via email all&#8217;attenzione di Alessio Vitaliano Stefanoni (AStefanoni@cna-to.it).</strong></p>
<p><a href="http://alzateviepartiteiva.files.wordpress.com/2012/02/cannes.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-900" title="Cannes" src="http://alzateviepartiteiva.files.wordpress.com/2012/02/cannes.jpg?w=710" alt=""   /></a></p>
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		<title>Apre Fablab Torino: il futuro fatto in casa</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 09:14:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Oggi negli spazi di Toolbox Coworking a Torino apre il primo Fablab permanente Italiano. Per chi già ha avuto la fortuna di entrare in contatto con questa realtà, magari in occasione di una visita a Stazione Futuro, la mostra dedicata alle eccellenze italiane curata<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alzateviepartiteiva.wordpress.com&amp;blog=18428231&amp;post=892&amp;subd=alzateviepartiteiva&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://alzateviepartiteiva.files.wordpress.com/2012/02/5618197079_1006397dc4_b.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-893" title="Fablab Torino - Toolbox Coworking Torino" src="http://alzateviepartiteiva.files.wordpress.com/2012/02/5618197079_1006397dc4_b.jpg?w=710&#038;h=473" alt="" width="710" height="473" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Oggi negli spazi di <em><strong><a title="Toolbox Coworking" href="http://www.toolboxoffice.it/">Toolbox Coworking</a></strong></em> a Torino apre il primo <em><a title="Fablab Torino" href="http://www.fablabtorino.org/"><strong>Fablab</strong></a></em> permanente Italiano. Per chi già ha avuto la fortuna di entrare in contatto con questa realtà, magari in occasione di una visita a <em><strong><a title="Stazione Futuro" href="http://www.stazionefuturo.it/">Stazione Futuro</a></strong></em>, la mostra dedicata alle eccellenze italiane curata da Riccardo Luna, si tratta di una notizia ottima, di quelle che specialmente in tempi di crisi come questi ti danno la voglia e la forza di rimettere tutto in gioco, a partire da te stesso.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma ci sono tanti che non hanno la più pallida idea di cosa sia un <em><strong><a title="Fablab Torino" href="http://www.fablabtorino.org/">Fablab</a>,</strong> </em>una scheda <em><a title="Arduino" href="http://www.arduino.cc/"><strong>Arduino</strong>,</a> </em> una stampa in 3d, e che senza saperlo si perdono quella che molti identificano come il modo per uscire dai meccanismi e dai costi perversi della produzione industriale di massa (industrie sempre più grandi e voraci, inquinamento alle stelle, tonnellate e tonnellate di rifiuti). Ecco perché abbiamo contattato <strong>Enrico Bassi,</strong> responsabile delle attività di Fablab di Torino e gli abbiamo chiesto di spiegare in poche battute in che diavolo consiste un Fablab.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Allora Enrico, cos&#8217;è un Fablab?</strong> Un fablab, ci dice Enrico, è un laboratorio di fabbricazione, un posto in cui si può realizzare <em>praticamente qualsiasi cosa, </em>come dice Neil Gershenfeld, il docente del MIT che li ha ideati. Tanto per capirci, se ti serve un tavolo vai a cercarlo in un negozio di arredamento, oppure chiedi a un falegname; se cerchi un cavalletto per la macchina fotografica, vai in un negozio di fotografia e così via. Se invece tavolo e cavalletto decidi di costruirteli, puoi farlo al Fablab. In questi laboratori trovi competenze, soluzioni, e macchinari. In particolare stampanti 3D e altre macchine a controllo numerico (ovvero controllate direttamente da un pc, come fossero stampanti) che trasformano un progetto digitale in un oggetto. Il progetto può essere opera tua, così come trovato già pronto e utilizzabile online.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Come hai conosciuto il mondo del fablab e della stampa 3d? </strong>Ho sentito parlare delle stampanti 3d per la prima volta in università, poi ci ho lavorato per un breve periodo. Queste tecnologie nascono per la prototipazione, ovvero per imitare velocemente (se comparate ad altre soluzioni) progetti che verranno poi realizzati industrialmente. Questa forzatura era la loro più grande limitazione, insieme alla scarsa conoscenza di queste realtà e all&#8217;elevato costo. Ora le cose stanno cambiando: esistono sempre più persone che si avvicinano e vogliono provare in prima persona questa tecnologia, che non è più solo roba da ingegneri o addetti ai lavori. Spesso sono i bambini quelli più curiosi: per loro sarà normale crescere in un mondo in cui le cose te le stampi a casa, così come per noi è normale cercarle nei negozi.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ok, quindi mettiamo che voglia entrare in questo universo: che passi devo fare? quali programmi devo conoscere? E voi da questo punto di vista che tipo di supporto potete fornire ai maker in erba?</strong> La cosa fondamentale è la curiosità, la voglia di sperimentare o imparare cose nuove. Poi serve un&#8217;idea, un qualcosa che si vuole realizzare. A questo punto si può iniziare ad affrontare gli aspetti più tecnici. Le macchine possono lavorare in 2D (quindi tagliare una lastra di materiale, come fa il laser) o in 3D (costruendo un oggetto completamente tridimensionale come fanno le stampanti 3D). Noi possiamo aiutare chi viene a trovarci spiegandogli come concretizzare quello che hanno in testa, trovare soluzioni fattibili con i macchinari a disposizione ed assistere nella realizzazione. Insomma, se si è già esperti si potrebbe riuscire a realizzare il tutto nell&#8217;arco qualche ora, per i neofiti magari serve tornare a trovarci qualche volta in più.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Come sarà articolato il lavoro in Fablab? Avete già un calendario di eventuali corsi, workshop ed eventi?</strong><br />
il Fablab avrà un&#8217;area di produzione e una didattica. Queste sono le due principali anime di questi luoghi: da una parte raccontare, formare, coinvolgere, spiegare, dall&#8217;altra trasformare le idee in oggetti concreti.</p>
<p style="text-align:justify;">Il calendario è ancora tutto da definire ma il primo evento è già fissato: un <strong>workshop agli studenti di design del Politecnico di Torino.</strong> Stiamo organizzando anche un concorso molto interessante in collaborazione con Domus per il fuorisalone 2012 proprio incentrata sui Fablab e l&#8217;opensource.</p>
<p style="text-align:justify;">Tutte le informazioni su cosa viene organizzato si trovano sul <em><strong><a href="http://www.fablabtorino.org/">blog di Fablab Torino.</a></strong></em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ed ora la domanda cattiva. Qualche giorno fa in <a title="Il 3D printing the new virtual reality - Boing Boing" href="http://boingboing.net/2012/01/31/is-3d-printing-the-new-virtual.html">un articolo  comparso su BoingBoing.net</a> </strong> <strong>si segnala il rischio che il 3D printing possa fare la fine della virtual reality ovvero aspettative rivoluzionare e applicazioni praticamente nulle. Vedi anche tu rischi di questo tipo? </strong>È un dubbio del tutto legittimo, ma personalmente non credo andrà così. Noi siamo stati &#8220;costruiti&#8221; per interagire con cose fisiche, i computer sono un&#8217;invenzione degli ultimi 60 anni: da un punto di vista evolutivo il reale batte il virtuale 200.000 a 60. Questa secondo me è la più grande differenza: la realtà virtuale è un mondo digitale che si sostituisce al mondo vero.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel caso della stampa 3D, il virtuale è solo un tramite per avere tra le mani un oggetto fisico, che rispecchia il più fedelmente possibile le tue necessità. Il mio punto di vista è quindi che di applicazioni ce ne siano infinite, solo che non si tratta di un unico grande mercato, ma di un insieme di migliaglia e migliaglia di micro mercati fatti a volte da un solo utente (o poche decine) che sono anche progettisti e produttori di quel prodotto. È questa la rivoluzione, i fablab raccolgono tutte quelle realtà che sfuggono tra le dita delle industrie perchè non sufficientemente numerosi.</p>
<p style="text-align:right;"><em>Massimo Potì</em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Per maggiori informazioni:</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><em><a title="Il blog di Fablab Torino" href="http://www.fablabtorino.org/">-Il sito di Fablab Torino</a></em></p>
<p style="text-align:justify;"><em></em><em><a title="Fablab Torino su Facebook" href="http://www.facebook.com/pages/Fablab-Torino/218680931539747">-Fablab Torino su Facebook</a></em></p>
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		<title>Meno risorse, meno abbondanza… e forse più felicità</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 17:03:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel suo nuovo libro eloquentemente intitolato Prepariamoci (Chiarelettere), Luca Mercalli ci racconta la storia passata e presente della crisi ambientale che il pianeta sta attraversando, al confronto della quale la crisi economica appare molto meno grave. Basti pensare che già 40<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alzateviepartiteiva.wordpress.com&amp;blog=18428231&amp;post=884&amp;subd=alzateviepartiteiva&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:left;">Nel suo nuovo libro eloquentemente intitolato <a title="Prepariamoci di Luca Mercalli" href="http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/prepariamoci-9.php">Prepariamoci (Chiarelettere)</a>, Luca Mercalli ci racconta la storia passata e presente della crisi ambientale che il pianeta sta attraversando, al confronto della quale la crisi economica appare molto meno grave. Basti pensare che già 40 anni fa, nel 1972, il nostro Aurelio Peccei nel suo Rapporto Meadows, aveva previsto come la crescita economica sregolata non avrebbe prodotto che catastrofi.</p>
<p style="text-align:left;">Dopo un viaggio sferzante attraverso le turbolenze che imperversano su tutto il pianeta, Mercalli ci porta per mano fino ai nimbi della Val Susa, dove ha sede la sua casa che vanta tutte le accortezze di un vero ecologista –pannelli solari, lampadine fluorescenti a basso consumo, elettrodomestici di classe A, l’orto- e che rappresenta un modello in scala individuale del Piano B, almeno per il versante energetico.</p>
<p style="text-align:left;">Le parole d’ordine da seguire secondo Mercalli sono: meno futilità e quindi più sobrietà, più conoscenza, e soprattutto più resilienza. La <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Resilienza">resilienza</a></strong> è un termine che proviene dalla terminologia metallurgica, e rappresenta un ricercato concetto di resistenza in condizioni di particolare difficoltà.</p>
<p style="text-align:left;">Passi l’invito ad una condotta di vita più sana e sobria ma in generale i toni e le scelte comunicative di Mercalli nel suo “Prepariamoci” non so quanto siano efficaci nell’ottica di una vera sensibilizzazione di chi è completamente a digiuno di precetti ecologici.</p>
<p style="text-align:left;">Sui contenuti e sui numeri nulla da dire: come scienziato fa bene anzi deve insistere sui dati, sono gli unici che rimangono inoppugnabili e che posso costituire la base di una riflessione davvero coerente e consapevole. Ma ahimè fino ad ora la modalità apocalittica, così come quella moralistica, di una chiamata al senso etico ed ecologico che tenga conto di quanto consumiamo, e di tutti i danni che produciamo, non ha sortito effetti rilevanti, almeno nel nostro paese. Lui stesso cita Alex Langer che scriveva “la domanda decisiva non appare cosa si deve o non deve fare ma come suscitare motivazioni e impulsi che rendano possibile la svolta verso una correzione di rotta.”</p>
<p style="text-align:left;">“Prepariamoci” ha un tono divulgativo ibrido, illustra con dovizia di particolari ed una emorragia citazioni e fonti, uno scenario che chi ha una media alfabetizzazione ecologica già conosce. Non ispira, non emoziona.</p>
<p style="text-align:left;">Mercalli è un grande esperto di meteorologia, è il presidente della Società meteorologica italiana e ha una grande cultura ecologista. Ha saputo sintetizzare la matrice scientifica della sua formazione con il sapere umanistico &#8211; psicologia sociale, antropologia, sociologia e diritto &#8211; per arrivare a sostenere la complessità degli studi sui cambiamenti meteorologici globali. Ma sul fatto che il suo libro possa indurre un cambiamento di prospettiva, io nutro forti dubbi.</p>
<p style="text-align:left;">Mercalli vuole far diventare “cool” il termine resilienza, non credo ci riesca e non è il valore semantico ed etico altissimo a determinarne il fallimento.</p>
<p style="text-align:left;">Noi, che lavoriamo costantemente con la comunicazione, mettiamo sul tavolo del confronto, due idee.</p>
<p style="text-align:left;">Da un lato suggerire come sarebbe più bella e più autentica la nostra vita, se ci impegnassimo costantemente per il nostro benessere. E il nostro benessere ha tanto a che vedere con il nostro habitat e con come noi ci relazioniamo a lui.<br />
Più o meno tutti sogniamo città meno inquinate, meno trafficate, un cielo più terso, un ritmo di vita meno frenetico. Tutto realizzabile attraverso piccoli gesti: dal rinunciare a usare la macchina per tragitti insignificanti, a badare agli sprechi di cibo, luce ed acqua, dal separare i rifiuti al pensare di usare di più il nostro corpo per spostarci.</p>
<p style="text-align:left;">Urge ridefinire i parametri del nostro benessere. Quello autentico, profondo. Si tratta di contemplare un nuovo paradigma quotidiano, quindi, che, in cambio di maggiore attenzione e a nuovi piccoli doveri, prevede la riscoperta di piaceri, e una rinnovata cura di noi e del nostro spazio vitale. Questo cambiamento produrrebbe, moltiplicato per milioni di persone, un effetto enorme sul tutto il benessere del pianeta.</p>
<p style="text-align:left;">Sicuramente anche il fattore risparmio potrebbe giocare un ruolo decisivo su un ripensamento della propria condotta “ecologica”. La sobrietà non è solo auspicabile per motivi ideologici ma anche per motivi economici. Investire sulle energie rinnovabili, avere maggiore consapevolezza sui nostri acquisti e quindi indirizzare i consumi verso prodotti a km zero e più equi, aiuterebbe noi e le nostre finanze, oltre che il pianeta.</p>
<p style="text-align:left;"><strong>Ci si muove quando si vede un interesse immediato per se stessi e per i propri cari, la psicologia sociale lo dimostra.</strong> <strong>Per questo, senza dubbio, prepariamoci. A cercare però di essere migliori per noi stessi, mentre lo siamo per la nostra terra.</strong></p>
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